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Sulla riforma scolastica per il voto in condotta

"...State zitti!", "...Fate silenzio", "...Non chiacchierate!", "...Se non la smettete vi metto una nota sul registro e vi sbatto fuori!", "...Basta! Basta! Basta!...", '..Basta per favore, sono senza voce!"...All'incirca queste sono le quotidiane grida, minacce e implorazioni che oggi un'insegnante è costretta a ripetere ogni volta che deve fare lezione. Nell'antichità la figura del maestro era carica di un alone di potere, il potere della conoscenza, e coloro che avevano l'onore di apprendere tale conoscenza nutrivano verso colui chre la elargiva profondo rispetto e ammirazione. Tornando più vicino a noi temporalmente possiamo parlare dei nonni; quelli che potevano studiare nel periodo della guerra erano pochi e considerati privilegiati.

Era possibilità solo di alcuni accedere agli studi ed era come ricevere un regalo. Ci si impegnava e si temevano punizioni severissime, talvolta corporali, se si arrivava in ritardo o non si facevano i compiti asseganti. Lo studente tuttavia era responsabilizzato, anche se molto piccolo, e si pretendeva che compisse i suoi studi quasi come un lavoro, cioè con imprgno e costanza, cosa che faceva traendone anche sodisfazione. Avvicinandoci ancora e considerando il rapporto che avevano i nosti genitori coi loro insegnanti troviamo già una sbavatura di non curanza verso la loro autorità.

Si cominciava a marinare la scuola e a criticare in segreto professori e professoresse. La figura dei docenti cominciava a trasformarsi in quella di despoti all'antica, anche se marginalmente si continuava a temere il loro potere di giudicare e valutare. Ora? Oggi andare a scuola è percepito non come un lavoro responsabilizzante o una possibilità preziosa di apprendere, bensì come una punizione noiosissima a cui è necessario trovare un diversivo. I genitori sempre più impegnati e fagocitati dal lavoro dedicano una quantità esigua di tempo per l'educazione dei figli e spesso pretendono che sia proprio l'istituzione scolastica ad insegnargliela.

Ciò comporta sempre più spesso la formazione di classi indisciplinate quasi incontrollabili, con ragazzini maleducati e prepotenti i cui genitori raramente intervengono con la disciplina necessaria. Nasce rapidamente una sorta di 'patata bollente' da scaricare ovvero la copa dell'ingestibilità dei ragazzi-studenti. Gli insegnanti esasperati, di tanto in tanto convocano i genitori dei ragazzini più insopportabili per lamentarsi del loro comportamento e cercare un sostegno da parte della famiglia affinche sia applicata una punizione esemplare; tristemente la maggior parte dei docentii si sente rispondere dai genitori convocati che è compito della scuola insegnare la disciplina ai ragazzi!

Questo concetto, oltre ad essere inapplicabile è sostanzialmente discutibile. Prima di tutto, se un professore assegana una punizione e questa non viene eseguita, lo sfortunato insegnante non potrà certo recarsi a casa dello studente e obbligarlo a fare i compiti in più; di conseguenza è come non avesse tentato di disciplinare l'alunno in quanto senza un controllo genitoriale che imponga l'applicazione della sanzione scolastica il tentativo di responsabilizzare il ragazzo è vano.

Secondariamente, possiamo notare che ogni famiglia ha dei principi, delle credenze e delle norme. Se il ruolo di educatore disciplinare spettasse agl insegnanti e non ai genitori i figli crescerebbero molto probabilmente con dei precetti morali diversi da quelli della casa in cui vivono e questo creerebbe dei dissidi familiari difficilmente gestibili soprattutto avendo a che fare con ragazzi adolescenti, spesso emotivamente confusi. In conclusione, se i genitori non insegnano l'educazione ai figli e pretendono che siano i docenti a farlo, è giusto reintrodurre il voto di condotta come elemento valutativo fondamentale e decisivo per il proseguimento della carriera scolastica.

Così facendo forse i ragazzi temeranno la bocciatura e modereranno il loro comportamento e rendendo più tranquillo e produttivo l'ambiente scolastico, già minato da una serie lunghissima di problemi fondamentali.

 
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